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lunedì, 08 giugno 2009

Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza.

In questi ultimi mesi ho accumulato una serie di delusioni lavorative che non fanno altro che aumentare le mie insicurezze sul domani. Non da ultimo aspettare uno stipendio guadagnato che non arriva, in balia di un azzeccagarbugli da quattro soldi che si approfitta delle persone oneste.
Sono stata troppo ingenua anche questa volta. Pensavo: meglio essere corrette, eppure qual è stato il risultato? Ho scritto una marea di atti e non mi ha nemmeno pagata.
Eppure non cambio, nel bene e nel male, sono sempre convinta che l'onestà alla fine torni indietro.


Così ora mi ritrovo a casa ad attendere i risultati dell'esame sperando che non sia un buco nell'acqua. Non voglio aver buttato via tutto questo tempo per nulla.
In ogni caso, tanto non riuscirei ad ammettere con nessuno quanto ci tenga, quanto ci abbia investito. 
Da dove si parte per imparare ad ammettere le delusioni, per non vertgognarsi delle sconfitte?
Non ne posso più di essere sempre così imprescrutabile.
postato da: SignorinaEffe alle ore 14:21 | link | commenti
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lunedì, 11 maggio 2009

Move on!

Non so cosa mi prende in questi gorni, ma mi ritrovo ad essere così inconcludente, sempre con niente in mano a fine giornata, niente per cui valga la pena di essersi svegliati la mattina ed aver impiegato energie.

Detesto queste altalene umorali, che mi caricano tutte le mattine di buoni propositi, che - immancabilmente - come la lista di inizio anno, viene abbandonata dopo poco. Che dico, pochissimo.
Dove si trovano costanza, impegno e buona volontà?

Oggi mi sto antipatica più del solito.
postato da: SignorinaEffe alle ore 18:12 | link | commenti
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martedì, 14 aprile 2009

Che ansia le amiche che si sposano ... perché tanta fretta?
postato da: SignorinaEffe alle ore 17:17 | link | commenti
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giovedì, 09 aprile 2009

Refresh

Quasi, quasi, tolgo le ragnatele da questa pagina ...
postato da: SignorinaEffe alle ore 18:41 | link | commenti
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venerdì, 08 febbraio 2008

Pantalone, vecchio pidocchio, ci mise uno strappo sul ginocchio.

Io del Carnevale non ho molti ricordi, se non che dal garage il papà portava su in casa questo scatolone pampers (per la serie, non si butta via nulla) pieno zeppo di maschere e trombette che io provavo incessantemente, per poi annoiarmi dopo dieci minuti.
Un altro era quando la mamma faceva le frittelle di mele ed io e mia sorella correvamo in cucina a prenderle, per poi tornare, di corsa, alla finestra a vedere i carri.
Che poi questa cosa dei carri a me sembrava divertentissima e in quegli anni (ma esistono ancora le sfilate, eccezion fatta per quei tre/quattro carnevali famosi?) invidiavo tantissimo le ragazze che potevano salirci e farsi il giro per la città (che poi, in concreto, chi sono queste fantomatiche persone che sfilano sui carri? Hanno una vita reale o stanno tutto l'anno a preparare il carro?)
Ma bando alle ciance, volevo semplicemente dire che io e mia sorella, da vere sfigate, non potevamo non dico scendere sul maricapiede a tirare due coriandoli e vedere i carri, ma nemmeno andare sul balcone, perchè quelli dell'ultimo piano avrebbero potuto tirare giù qualcosa. Sai mai cosa poteva accadere. Comunque non c'è nulla da ridere: io sono rimasta così impressionata da questa cosa che se avessi dei figli, chiaramente sarebbero anche loro con il naso rigorosamente appiccicato al vetro e nulla più. Per la serie, continuiamo a farci del male. (Non conosci la torta sacher? Peggio per te, io sì. E, comunque, voglio vedere Caos Calmo).

Un altro episodio topico dei miei carnevali di infanzia è stata una festa di carnevale a cui ero andata con delle mie compagne delle elementari e alcuni genitori. Tralasciando sul fatto che io ero l'unica vestita da pagliaccio in mezzo a principesse, regine e ballerine, se c'è una cosa che ricordo ancor oggi con astio è che io  nella foto all'aperto ero l'unica con il giaccone.

Poi ora non veniamo a chiederci perchè sono venuta con i complessi.
postato da: SignorinaEffe alle ore 16:35 | link | commenti (6)
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giovedì, 07 febbraio 2008

Mai sottovalutare le conseguenze dell'amore.

Ho sempre - egoisticamente - creduto di poter cambiare almeno un po' le persone, che mi dicevo, son tutte balle che superata una certa età le persone non si cambiano, al massimo si raddrizzano, ma poi nemmeno quello.

Fatta la dovuta premessa, c'è da dire che saranno almeno due settimane che il mio ragazzo passa tutta la sera (salvo la pausa cena e il lavaggio piatti, sua spettanza) a giocare ad un interessantissimo gioco online, in cui lui è una specie di stregone a capo di una gilda o sai tu cosa e c'è sempre questo spatasciare di spade e teste che si mozzano e rumore di monete (questo è l'unico aspetto del gioco che mi fa gola)*.
Ora, potremmo anche sorvolare sulla considerazione che nutro su codesto encomiabile impiego del (poco) tempo libero, ma facciamo che invece no e già solo per questo io c'ho dei ripensamenti seri su tutta una mia serie di scelte.

Ma se anche sorvolassi, mi dico: ma scusa ma che storia balenga è, se lui passa tutto il suo tempo davanti a quel coso, salvo poi tentare arruffianamenti dell'ultimo minuto?
Mi dimostra in mille modi di volermi bene, ma a me basterebbe solo fare più cose insieme.
C'è da dire che mi sto passando delle gran serate a farmi i beneamati affaracci miei e la cosa non mi dispiace. Vedo film belli pesanti, piango indisturbata davanti ad un anime giapponese, riallaccio amicizie che avevo un po' perso di vista. Insomma, io me la passo bene. Però non torna. Perchè se a 25 anni deve essere così, forse allora non vale. E però poi mi dico che sarà che sei stressato, sarà quel vuoi. ma ho dei punti interrogativi in faccia grossi come una casa.
Ed il fatto che tu non ti rendi conto di nulla, mi ferisce ancor più di tutto il resto.

* in realtà ero mesi fa completamente riuscita nell'impresa di disintossicazione. Peccato che quel genio di sua sorella abbia ben pensato di fargli tornare la voglia. Olè.
postato da: SignorinaEffe alle ore 12:38 | link | commenti (12)
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lunedì, 04 febbraio 2008

"Conservare lo spirito dell'infanzia dentro di sé per tutta la vita,
vuol dire conservare la curiosità di conoscere,
il piacere di capire,
la voglia di comunicare"*



Sabato pomeriggio sono andata, in beata solitudine, a vedere la mostra di Munari, che valeva la pena di essere vista anche solo per magone che mi ha fatto salire alla vista delle rose in insalata, che fanno parte di quei ricordi lontani anni luce, ma che riemergono con una forza prorompente.
Il sorriso più grande l'ho lasciato davanti alle forchette parlanti, in modo particolare davanti a quella che non fare suadente sembrava dirti tu, proprio tu, vieni avanti.
Se mai avrò un figlio, spero di non dimenticare di regalargli uno dei libri illeggibili di Munari.

La domenica mattina è volata via tra la preparazione della torta di carote e mandorle (esperienza che non ripeterò, nono) e la visione per l'ennesima volta de La mia notte con Maud. Che insomma, mentre si cucina non è che si può vedere un film che richieda troppa attenzione, quindi o qualcosa di veramente easy per cui perdersi un paio di inquadrature non è così grave, oppure i buoni vecchi classici visti e rivisti (ogni fanciulla romantica che sia stata tradita dovrebbe sapere a memoria il dialogo notturno tra Trintignant e la Fabian).

E poi, questa volta in dolce compagnia, una pigra domenica pomeriggio passata qui: l'errore forse è stato esserci andata dopo aver già visto quello di Berlino, perché il paragone non regge, anche se noi abbiamo (dove, invece, là manca) un settore dedicato alle comunicazioni capace di far restare a bocca aperta ad ogni passo.

[Il proposito di questo fine settimana era quello di riempirlo di cose da fare, così non da rimanere sopraffatta dall'ansia del tempo che fugge, così per non avere troppi pretesti per lasciar spazio a pensieri malinconici. E se riempirsi le giorante di cose da fare, è un buon modo per sfuggire ai pensieri, di certo da solo non è sufifciente].

* Bruno Munari, in una lettera su come educare, che munita di quadernino mi sono diligentemente ricopiata, nella speranza di farne tesoro.
postato da: SignorinaEffe alle ore 15:01 | link | commenti (4)
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sabato, 02 febbraio 2008

Se anche avessi fatto cose diverse nella vita, non penso che sarei diversa da come sono oggi.
Non stiamo a girarci intorno, nemmeno se facessi la fioraia a Firenze (non so perché, ma nel mio immaginario le fioraie a Firenze consegnano i fiori in bicicletta, scampanellando allegramente, in tiepide giornate assolate. Non è così, ma mi piace crederlo, per autocommiserarmi in merito alle mie nefaste scelte lavorative) sarei meno stressata e lamentevole.
Eppure ieri, quando per la prima volta Lui si è degnato di correggermi in prima pesona l'atto, ho avuto la percezione che non mi facesse poi così schifo, anzi mi sforzavo di essere più spugna del solito, per assorbire tutto l'assorbibile.
Da questo non ho cambiato la mia impressione su un lavoro che non è ritagliato a misura per me, ma mi ha dato fiducia. Perché quell'entusiasmo che sembrava sepolto sotto strati infiniti di polvere, è riemerso. Quindi c'è speranza.

Per il resto, solite cose.
Così come è finito, l'anno è cominciato con le medesime situazioni già viste.
La speranza di un anno senza troppe preuccupazioni, si è dematerializzata nel giro di un mese. Non è vero che ci si abitua, si ha ogni volta la stessa fottuta paura.
Vorrei solo mettere la testa sotto il piumone, sono troppo piccola per certi dolori.
postato da: SignorinaEffe alle ore 08:59 | link | commenti (4)
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lunedì, 22 ottobre 2007

E sono giorni felici.
Di piccole cose belle che illuminano di tante lucine le prime giornate di freddo.
Non riesco a scriverne però, non ancora per lo meno o forse solo non voglio scriverne qui.
Quasi che ad esternarle, si rompesse l'incanto.

Vorrei che non sfuggisse tutto di mano, almeno per un po'.

postato da: SignorinaEffe alle ore 15:30 | link | commenti (1)
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mercoledì, 10 ottobre 2007

Non paga di aver mia mamma nei contatti messanger, ora chatto con mio papà su gmail.
postato da: SignorinaEffe alle ore 15:47 | link | commenti
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