Io del Carnevale non ho molti ricordi, se non che dal garage il papà portava su in casa questo scatolone pampers (per la serie, non si butta via nulla) pieno zeppo di maschere e trombette che io provavo incessantemente, per poi annoiarmi dopo dieci minuti.
Un altro era quando la mamma faceva le frittelle di mele ed io e mia sorella correvamo in cucina a prenderle, per poi tornare, di corsa, alla finestra a vedere i carri.
Che poi questa cosa dei carri a me sembrava divertentissima e in quegli anni (ma esistono ancora le sfilate, eccezion fatta per quei tre/quattro carnevali famosi?) invidiavo tantissimo le ragazze che potevano salirci e farsi il giro per la città (che poi, in concreto, chi sono queste fantomatiche persone che sfilano sui carri? Hanno una vita reale o stanno tutto l'anno a preparare il carro?)
Ma bando alle ciance, volevo semplicemente dire che io e mia sorella, da vere sfigate, non potevamo non dico scendere sul maricapiede a tirare due coriandoli e vedere i carri, ma nemmeno andare sul balcone, perchè quelli dell'ultimo piano avrebbero potuto tirare giù qualcosa. Sai mai cosa poteva accadere. Comunque non c'è nulla da ridere: io sono rimasta così impressionata da questa cosa che se avessi dei figli, chiaramente sarebbero anche loro con il naso rigorosamente appiccicato al vetro e nulla più. Per la serie, continuiamo a farci del male. (Non conosci la torta sacher? Peggio per te, io sì. E, comunque, voglio vedere Caos Calmo).
Un altro episodio topico dei miei carnevali di infanzia è stata una festa di carnevale a cui ero andata con delle mie compagne delle elementari e alcuni genitori. Tralasciando sul fatto che io ero l'unica vestita da pagliaccio in mezzo a principesse, regine e ballerine, se c'è una cosa che ricordo ancor oggi con astio è che io nella foto all'aperto ero l'unica con il giaccone.
Poi ora non veniamo a chiederci perchè sono venuta con i complessi.